
Una volta, prima di Adamo e prima di Eva, mi sono seduto a cenare con Dio. Aveva un aspetto anni ’70, tipo una mistura tra Jim Morrison e un hippie strafatto dopo il concerto di woodstock. Il tavolo nero lungo tra di noi ci separava. Avevo le cuffie e sentivo la canzione God dei Queen of the Stone Age; per parlare con Dio non mi devo togliere le cuffie mi sono detto e infatti c’erano ancora su e suonavano forte. Si cenava pollo cucinato al forno con le patate. (Buono!).
Ho iniziato io chiedendole “Cosa vuoi da me?” Lui rispose: “La tua ultima cena”. (L’ultima cena di un argentino, pollo?!). “Bene se questa è la mia ultima cena, sarà anche la tua ultima cena… con me” ho replicato senza respirare e mi sono versato un po’ del sangue del suo figlio. ( A volte mi dispiace ricordare il suo figlio soltanto quando mi verso un bicchiere di vino). “Buono… il vostro sangue” le ho detto. Lui immutabile. Il suo sguardo non si spostava dal mio, il mio ne anche.
“Cosa pensi da me?” mi ha chiesto. (Lui doveva saperlo, non è Dio?!) “Sei old fashion, sei rimasto fermo nel tempo e allo stesso tempo sei fatto alla mia immagine e somiglianza. Forse dovrei farmi la barba anch’io” ha sentito come risposta. “Tu cosa pensi da me?” l’ho chiesto. Lui non ha risposto. Ha iniziato a delirare e allucinare, a sparare tutte le cazzate che le venivano in testa (che ricopio a continuazione). Ogni frase detta da lui veniva risposta da una detta da me.
Dio: “Impari sbagliando, non ti sforzi ne anche a pensare prima di agire”.
Io: “Ho imparato che tu non centri nella mia vita, …sbagliando”
Dio: “Non sei benevolo”
Io: “E’ vero, ne anche tu però. La mia benevolenza l’ho persa su qualche strada della tua creazione”
Dio: “ Ma non sei cattivo però”
Io:” E’ vero, ne anche tu però. Sbaglio, ma no con cattiveria”.
Dio “Sei innocente”
Io: “Innocente degli errori fatti senza pensare; pensando mi sono fatto del male, sbagliando ho imparato”.
Dio: “Ferisci a chi ti sta attorno”
Io: “E ferisco anche a me stesso, mi punisco senza pietà per i miei errori, un po’ come dovresti fare tu o come dovrebbe fare chi viene ferito per mia colpa.”
Dio: “Questa è la tua ultima cena”
Io: “ E’ anche la tua ultima cena con me e in me”.
Dio: “Il tuo mondo lo governi tu”.
Io: “Anche il tuo… lo governo io”.
Finita la cena mi sono alzato, ho baciato lo specchio che c’era da l’altra parte del tavolo, sono andato in bagno e ho suicidato Dio sotto la doccia.
Il tuo mondo è tuo, la tua vita è tua, la tua realtà è tua, la tua immagine è tua. Sei il dio della tua esistenza, perché non prendi ciò che è tuo e te lo godi. Fai di questo passare per questa terra qualcosa di divino.
Dedicato a San Pietro.
Ho iniziato io chiedendole “Cosa vuoi da me?” Lui rispose: “La tua ultima cena”. (L’ultima cena di un argentino, pollo?!). “Bene se questa è la mia ultima cena, sarà anche la tua ultima cena… con me” ho replicato senza respirare e mi sono versato un po’ del sangue del suo figlio. ( A volte mi dispiace ricordare il suo figlio soltanto quando mi verso un bicchiere di vino). “Buono… il vostro sangue” le ho detto. Lui immutabile. Il suo sguardo non si spostava dal mio, il mio ne anche.
“Cosa pensi da me?” mi ha chiesto. (Lui doveva saperlo, non è Dio?!) “Sei old fashion, sei rimasto fermo nel tempo e allo stesso tempo sei fatto alla mia immagine e somiglianza. Forse dovrei farmi la barba anch’io” ha sentito come risposta. “Tu cosa pensi da me?” l’ho chiesto. Lui non ha risposto. Ha iniziato a delirare e allucinare, a sparare tutte le cazzate che le venivano in testa (che ricopio a continuazione). Ogni frase detta da lui veniva risposta da una detta da me.
Dio: “Impari sbagliando, non ti sforzi ne anche a pensare prima di agire”.
Io: “Ho imparato che tu non centri nella mia vita, …sbagliando”
Dio: “Non sei benevolo”
Io: “E’ vero, ne anche tu però. La mia benevolenza l’ho persa su qualche strada della tua creazione”
Dio: “ Ma non sei cattivo però”
Io:” E’ vero, ne anche tu però. Sbaglio, ma no con cattiveria”.
Dio “Sei innocente”
Io: “Innocente degli errori fatti senza pensare; pensando mi sono fatto del male, sbagliando ho imparato”.
Dio: “Ferisci a chi ti sta attorno”
Io: “E ferisco anche a me stesso, mi punisco senza pietà per i miei errori, un po’ come dovresti fare tu o come dovrebbe fare chi viene ferito per mia colpa.”
Dio: “Questa è la tua ultima cena”
Io: “ E’ anche la tua ultima cena con me e in me”.
Dio: “Il tuo mondo lo governi tu”.
Io: “Anche il tuo… lo governo io”.
Finita la cena mi sono alzato, ho baciato lo specchio che c’era da l’altra parte del tavolo, sono andato in bagno e ho suicidato Dio sotto la doccia.
Il tuo mondo è tuo, la tua vita è tua, la tua realtà è tua, la tua immagine è tua. Sei il dio della tua esistenza, perché non prendi ciò che è tuo e te lo godi. Fai di questo passare per questa terra qualcosa di divino.
Dedicato a San Pietro.

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